giovedì 28 febbraio 2013

Capitolo 12: Corri


Cornelia scese le scale con estrema lentezza la testa le pulsava dolorosamente e la bocca era arida.
«Buongiorno.» Annunciò entrando in cucina e andandosi a sedere su uno sgabello di fianco alla sorella
«'Giorno.» Salutò Elena mescolando il suo caffee. Cornelia poggiò la testa sul banco della cucina chiudendo gli occhi.
«Mal di testa?» Chiese Elena.
«Lancinante.»
«Così impari che non si sfida Damon in una gara di bevute.» Cornelia appoggiò le mani sulla testa che pulsava.
«Adesso lo so. Sperò almeno di non aver dato spettacolo.» Elena incurvò le labbra in un sorriso.
«Sei salita sul tavolo da biliardo e stavi iniziando a spogliarti, ma Damon ti ha fermata in tempo e ti ha riaccompagnata a casa.»
«Argh... -Cornelia nascose il volto nelle braccia poggiate sul tavolo.- Che figuraccia.»
«Tranquilla nessuno se ne ricorderà erano tutti ubriachi.»
«Tutti tranne Damon, il che è una condanna. Ma tu dov'eri? Perché non mi hai fermata?»
«Ero con Stefan. Sai noi due ci siamo lasciati...»

lunedì 25 febbraio 2013

Capitolo 11: Ubriaca


«Sono ubriaca.» Rise Cornelia portandosi una mano alla bocca mentre barcollando si dirigeva alla porta.
«Lo vedo.» Fu l'unico commento di Damon.
«Perché io sono ubriaca e tu che hai bevuto più di me sei sobrio?» Cornelia lo chiese con un tono da bambina curiosa mentre si appoggiava con le spalle alla porta.
«Perché sono un vampiro.» Damon era serio, mentre prendeva la borsa dalle mani della ragazza e frugava all'interno alla ricerca delle chiavi.
«Uffa... Perché voi si ed io no. Non siete poi così speciali.» Damon sospirò tirando fuori le chiavi.
«Ti preferisco da sobria.» Gli disse.
«Io ti preferisco sempre.» Rise Cornelia.
Damon aprì la porta e spinse Cornelia dentro casa, per poi entrare a sua volta. «Spiegami questa cosa. Perché voi vampiri potete entrare senza invito? Nei libri i vampiri devono essere invitati ad entrare.»
«È così infatti. Io sono già stato invitato ad entrare da Elena.» Damon spinse Cornelia verso le scale.
«Sei un po' confuso sul tuo essere vampiro. Perché guarda che non dovete essere invitati per entrare.»
«Cornelia?» La chiamò Damon e Cornelia alzò lo sguardo annebbiato dall'alcol verso di lui.
«Si?»

venerdì 22 febbraio 2013

Capitolo 10: Il giorno del diploma

Cornelia bussò alla porta della camera della sorella che dall'interno urlo: «Avanti.»
«Ehi, Elena. Non avresti qualcosa di carino da prestarmi?» Elena già vestita di tutto punto guardò la sorella in accappatoio.
«Non sei ancora pronta?» L'ammonì.
«Avevo pensato di indossare la mini di jeans e la camicetta beige. Ma ho notato che la camicetta aveva un buco e le altre mie maglie non si abbinano proprio per niente con la mini di jeans, visto che è un jeans chiaro.» Spiegò Cornelia.
«Passare il tuo tempo con Cornelia ti fa male. Prendi qualcosa di mio, ma fai in fretta o arriveremo in ritardo.»
«Sei un fascio di nervi.» Sussurrò Cornelia andando a rovistare tra i cassetti e l'armadio della sorella. «Dovresti rilassarti.»
«La fai facile tu. Ma sono io quella che sta per prendere il diploma.»
«Bla. Bla. Bla. Vorrei esserci io al tuo posto. Significherebbe andare al college. Il che significa, feste e ragazzi carini a non finire.»
«Stare con Caroline ti fa proprio male.»
«Prendo questo.» Disse Cornelia prendendo un vestito a mezze maniche color carne. «Non dovrò neanche cambiare intimo.» aggiunse poi la ragazza togliendosi l'accappatoio e infilandosi il vestito.
«Hai anche delle scarpe?» Elena sbuffò, poi da una mensola dell'armadio tirò fuori uno scatolo di scarpe depositandolo sulle mani della sorella.
«Io abbino questo vestito a queste scarpe.» Cornelia tirò fuori ed indosso un paio di sandali dal tacco alto nere.
«Vuoi anche la borsetta?» Chiese Elena.
«Si perché no. » Da un altro scaffale dell'armadio Elena tirò fuori una borsetta nera, che Cornelia afferrò e senza ringraziare usci dalla stanza.
Erano passate due settimane dalla festa dei fondatori e di conseguenza dal litigio che Cornelia e Elena avevano avuto. Ma Cornelia già dal giorno dopo aveva finto che la discussione non era mai avvenuta ed era tornata alla sua solita routine. Elena in parte le era grata, ma in parte si sentiva come la protagonista di una soap opera di seconda classe.
Ma la ragazza non voleva essere la causa di un altro litigio quindi si era adattata. E fingeva anche lei che tutto andava bene. Ma niente andava bene.
Damon dal giorno della festa si era allontanato da Elena, evitava accuratamente di stare da solo con lei. E poi c'era anche Stefan che sembrava più distaccato e pensieroso del solito. Elena si sentiva confusa dal comportamento dei due fratelli, ma gli era segretamente grata perché senza dilemmi d'amore a cui pensare si era concentrata sulla sorella, le sue amiche e le sue scelte universitarie. Tutte cose che sembravano andare a gonfie vele.

mercoledì 20 febbraio 2013

Capitolo 9: Il fidanzato di mia sorella


«Dai Corni, ti prego tu sei brava, se mi aiuti finirò in tempo e domani potrò consegnarlo senza problemi.» Cornelia scosse un dito davanti ad una ragazza con i corti capelli neri, fermati da un cerchietto colorato.
«Mi dispiace Meredith, ma dovrai cavartela da sola, questa volta. Io esco. Questa è la prima uscita dopo mesi. Non me la perderò.»
«Ma Corni.» Piagnucolò Meredith.
«Tornerò prima delle sette. È il regolamento. Ti aiuterò dopo. Te lo prometto.» Meredith, mise il broncio, ma annuì.
«Almeno portami uno dei cappuccini di Starbaks. »
«Farò di più. Ti porterò anche uno dei loro enormi biscotti.» Le labbra di Meredith si alzarono in un sorriso.
«Sei la migliore compagna di stanza che si possa desiderare.» Esultò Meredith andando ad abbracciare Cornelia, che la strinse dolcemente.

Cornelia si svegliò sbattendo più volte le palpebre. Il sole filtrava dalle finestre, illuminando una stanza a Cornelia estranea.
«Meredith...» Sussurrò portandosi una mano alla testa e guardandosi attorno.
Per qualche secondo Cornelia si era immaginata di essere tornata al suo collegio e che quello che aveva vissuto era stato solo un brutto incubo.

lunedì 18 febbraio 2013

Happy Birthday... Changmin Oppa!


Terrible

Starring: Shim Changmin


Sei in ritardo.
Fisso lo schermo del cellulare e vedo le 19:10 farsi beffa di me con i loro stupidi tratti gialli, sembra che anche loro si divertano a farmi soffrire e a rinfacciarmi il suo ritardo...
Venti minuti, ti ritardo. E tu lo aspetti ancora. Babo.” È questo quello che ridacchia il diciannove.
«Lui verrà!» Gli rispondo anche se non più molto sicura.
Lui non verrà più. Si è dimenticato di te.” Inveisce il dieci trasformandosi in undici e facendomi iniziare a lacrimare gli occhi.
Il vento soffia gelido sulla mia pelle, ma ormai io non lo sento più... il naso è completamente congelato e ho paura di averne perso la sensibilità, le mani inguantate sono dentro le tasche al sicuro da quel freddo al quale non mi abituerò mai, e vivo a Seoul ormai da anni.
Aspetto altri dieci minuti poi vado via.” Dico a me stessa, ma è la stessa cosa che mi sono detta dieci minuti fa, e ormai l'orologio del palazzo di fronte segna le otto, e io rischio l'assideramento.
Sospiro ormai al limite e una piccola nuvoletta esce dalla mia bocca volando via e mischiandosi al freddo di metà Gennaio.
«Dove sei?» Sospiro abbassando il capo e fissando la punta delle mie scarpe.
Forse è ora che torni a casa. Lui non verrà.”
Muovo il primo passo e il mio cuore si sente lacerare, mentre una lacrima coraggiosa scivola giù sulla mia guancia congelata.
Un altro passo, un altro ancora, e ancora uno e mi sento stringere da due forti e calde braccia.
«Mianhaeyo...» La sua calda voce, raggiunge il mio cuore riscaldandolo all'istante. «Sono in ritardo.» Slaccia l'abbraccia e con un gesto delicato alza il mio viso facendo scontrare i nostri sguardi.
«Sono un pessimo fidanzato.» Sussurra asciugando quella lacrima solitaria alla quale se ne aggiunge un altra.
«Non piangere, adesso sono qui.» Sussurra con un delicato sorriso regalandomi un leggero bacio per poi tornare ad abbracciarmi.
«Sei davvero pessimo.» Dicco stringendomi a lui.
«Ma mi ami lo stesso.»
«Si Changmin, ti amo lo stesso...»


Fine!

venerdì 15 febbraio 2013

Capitolo 8: Il Ballo delle debuttanti -Parte 2-


La sala era illuminata, e imbottita di fiori bianchi e rossi, su un piccolo palco in un angolo c'era l'orchestra che suonava un valzer e al centro della pista c'erano le debuttanti con i loro cavalieri che aprivano le danze.
Stretta tra le braccia di Stefan Cornelia sorrise.
«Sei proprio un ballerino perfetto.»
«Anche tu non sei male.» Cornelia rise, buttando la testa all'indietro per vedere Stefan in viso.
«Ma se non ho fatto altro che pestarti i piedi da quando abbiamo iniziato.»
«Davvero? -Chiese Stefan fintamente stupito- Non l'avevo neanche notato.» Cornelia rise e Stefan con lei.
A Cornelia girava la testa, il valzer era un ballo difficile, fatto di giri e movimenti veloci con i piedi che a Cornelia con quel vestito lungo e le scarpe alte venivano male.
«La colpa è delle scarpe.» Disse Cornelia, guardando la punta delle sue scarpe nere sbucare da sotto il vestito.
«Per voi donne, il problema sono sempre le scarpe. Chi sa perché?»
«Perché è la verità. Vorrei vedere voi uomini camminare su delle torture dal tacco alto. Queste cose mi stanno uccidendo.»
«Toglile. » Le sussurrò Stefan avvicinando di più al volto di Cornelia.

mercoledì 13 febbraio 2013

Capitolo 7: Il Ballo delle debuttanti -Parte 1-


Cornelia scende in cucina con il suo vestito in una mano e una borsa in un altra.
«Tu non vieni da Caroline?» Chiese Cornelia entrando in cucina e vedendo la sorella già dentro il suo vestito blue notte che la fasciava come una seconda pelle, con un leggero spacco sul davanti che lasciava intravedere le gambe magre e lisce.
«Andrò direttamente alla festa.»
«Sei già vestita? Manca ancora molto all'iniziò del ballo. Non rischi di stropicciare il vestito?» Cornelia aggrottò la fronte, mentre Elena armeggiava con i bigodini che metteva in testa.
«Ho una cosa da fare prima. »
«Capito.» Vedendo la sorella in difficoltà Cornelia aggiunse: «Hai bisogno di una mano con quelli? Sembri in difficoltà.»
«Tutto Okay. -Rispose Elena svelta.- Ti conviene andare. Car, odia chi arriva in ritardo.» Cornelia annuì.
«Si, hai ragione, meglio tenerla buona visto che deve maneggiare i miei capelli. -Cornelia accennò un sorriso.- Ci vediamo al ballo, io sarò quella bellissima.» E con un gesto della testa, uscì dalla cucina, Elena la seguì con lo sguardo fino a quando non senti la porta sbattere. A quel punto sospirando la ragazza si lasciò ricadere su una delle sedie stancamente.
«Ma che sto facendo?!» Si sussurrò Elena fissando il bigodino che aveva in mano.
Qualche ora prima Elena aveva ricevuto la telefonata del detective Mori che la informava che aveva le informazioni sulla sorella che cercava. Li per li Elena si era attivata per andare dal detective e sentire cosa aveva scoperto. Aveva chiesto a Stefan di vedersi direttamente alla festa. Ma adesso. Elena si pentiva di aver contattato quell'investigatore, in quella settimana la sorella sembrava un altra, si erano avvicinate molto e la notte non la sentiva più urlare. Le sembrava tutto apposto. E aveva paura che sapere la verità avrebbe rovinato il momento. Ma d'altra parte sentiva il bisogno di sapere la verità. Era combattuta e ancora doveva decidere il da farsi.

lunedì 11 febbraio 2013

Capitolo 6: Seguo i consigli


«Salve. Lei deve essere, la signorina Gilbert.»
«Elena.» Un uomo di mezza età tarchiato si allungò a stringere la mano della ragazza.
«Cosa posso fare per lei?»
«Io...» Elena con mani tremanti aprì la borsa per poi estrarre una foto che ritraeva una ragazza sorridente, ignara di essere fotografata. «Voglio che trovi informazioni su gli ultimi due anni di questa persona.» Elena consegnò la foto all'uomo.
«La conosce?» Chiese l'uomo studiando la foto.
«È mia sorella Cornelia. Lei due anni fa è scappata dal collegio e solo adesso è tornata a casa, ma non vuole dirmi dov'è stata. Sono preoccupata, credo che si sia cacciata nei guai.»
«Quindi lei vuole che io scopra che cosa ha fatto dopo che è scappata dal collegio?» Elena annuì.
«Bene. Avrò bisogno di alcune informazioni. Come il nome del collegio ed altre cose...» Elena annuì ancora una volta mentre iniziava a rispondere alle domande dell'investigatore privato.

mercoledì 6 febbraio 2013

Ciao, Sorellina... Poster














Capitolo 5: Sento le farfalle


Winninpeg, Calgary, Seattle, Tijuana. Cornelia aveva l'imbarazzo della scelta.
Poteva andare dove voleva, non aveva limiti... o meglio non li aveva fino ad un certo punto.
La ragazza camminava per le vie della città, ritardando il più possibile il ritorno a casa.
Non lo faccio per ritardare la partenza. Si diceva Cornelia. Solo perché quella casa vuota è molto spaventosa. Cornelia sospirò. Un brivido lungo la colonna vertebrale, la fecce muovere con più attenzione e le fecce tendere le orecchie al minimo rumore.
Qualcuno la stava seguendo. Qualcuno di molto silenzioso.
Con passo più veloce Cornelia inforcò un vicolo che l'avrebbe riportata alla via centrale e lì con tutte quelle persone in giro nessuno avrebbe tentato di attaccarla, almeno questo sperava Cornelia. Ma se chi la seguiva era stato mandato da lui, c'era d'aspettasi un attacco in pieno giorno.
Devi stare calma Cornelia. Si ripeté la ragazza come un mantra. Ma solo al pensiero che lui l'avesse trovata e che fosse di nuovo sulle sue tracce l'agitazione si impossessava di lei. Non voleva finire sotto le sue mani una seconda volta, perché questa volta non ci sarebbe stato nessuno ad aiutarla.
Ancora pochi metri e sarai al sicuro si disse Cornelia allungando ancora di più il passo, stava letteralmente correndo a passo di marcia.
Mancavano ancora pochi passi per uscire dal vicolo quando Cornelia sentì una mano posasi sulla sua spalla. Istintivamente, afferrò il polso del suo inseguitore e girandosi di scatto diete una ginocchiata alla ceca sperando di colpirlo dove faceva più male. Il suo calcio colpì lo stinco del suo inseguitore che mollata la pressa sulla sua spalla la fisso con degli occhi color cielo che la perforarono.

martedì 5 febbraio 2013

Happy Birthday... Yunho Oppa!


Pioggia

Starring: Jung Yunho

Era di nuovo quel periodo dell'anno... quel periodo in cui le piogge non fanno altro che investire il nostro paese, regalando malinconia e brutti pensieri.
La mano aperta e le piccole gocce a scontrarsi con il mio palmo aperto ripensando a quel giorno di tre anni fa, quando ancora non sapevo quanto fosse difficile amarti di nascosto.
Quando tu piangevi per lei, e lo facevi nei giorni di pioggia così che nessuno si accorgesse che stessi piangendo.
Eravamo proprio qui quel giorno, sotto la stessa tettoia, sotto lo stesso cielo, sotto la stessa pioggia... mano aperta e lacrime sul viso.
Tu piangevi perché amavi troppo una donna che si divertiva a giocare con il tuo cuore, e io piangevo perché avevo appena scoperto di amarti e sapevo che non mi avresti mai ricambiato.
Com'è strana la vita... adesso sono sola, sotto questa tettoia, sotto questo cielo e sotto questa pioggia, a piangere per te che adesso sorridi accanto a lei...
Sei felice Yunho?
Io spero di si, perché la tua felicità è la mia felicità...
Te lo giuro sotto la nostra pioggia.

Fine!