lunedì 21 ottobre 2013

I Fuggiaschi: Capitolo Uno

Perché lei era come una bambina debole,
ho dovuto tenere la sua piccola mano
Perché lei era una bambina spensierata perdeva facilmente le cose,
quindi ho dovuto prendermi cura di lei
[...] Ho perso quella bambina


«Non ne posso più! Sono stanco di te e sono stanco di quei mocciosi.» Urlò una rocca voce maschile sentita ovattata nella camera da letto dove una ragazza, dai lunghi e mossi capelli castani abbracciava, stringeva e coccolava una bambina, dai riccioli biondi, spaventata, ai piedi del letto stava un ragazzo, dai capelli scuri, della stessa età della ragazza dai capelli castani.
«Ti prego Josh, non andartene.» Urlò la voce di una donna in preda alle lacrime.
«Mi hai stancato.» Si sentì la porta d'ingresso aprirsi per poi chiudersi con un tonfo, e un grido seguito da un singhiozzo.
«E anche questo è andato.» Commentò il ragazzo in tono piatto. «Chi sa dove ci trascinerà questa volta.»
«Ian...» Sussurrò la ragazza in tono di rimprovero.
«Che c'è Hana, la conosci una volta che un uomo la lascia cade in depressione e poi fa i bagagli e ci trascina da qualche parte dove ricomincia tutto da capo.» Hana abbassò il capo consapevole che il cugino aveva ragione.
«Mamma sta bene?» Chiese la piccola, tirando su la testa e fissando il fratello.
«Si, mamma sta bene.» Rispose Ian, sospirando.
«È colpa mia se Josh è andato via?» Chiese ancora la bambina tirando su con il naso.
«No...» Sussurrò Hana, afferrando il volto della piccola Tabita e sorridendole. «Non è colpa tua, non è colpa di nessuno. Sono cose che capitano.»
«Perché i nostri papà se ne vanno sempre?» Hana e Ian si scambiarono un occhiata, comunicando con lo sguardo come facevano sempre e il loro discorso andò super giù così: Hana “Rispondigli tu.”
Ian “Io? e che cosa dovrei dirle?”
Hana “Che ne so. inventati qualcosa.”
Ian sbuffò sconfitto nella discussione silenziosa.
«Tabita, certe persone, soprattutto gli uomini, alle volte non si sentono pronti a fare i genitori e scappano. Ma non devi pensare che sia colpa tua, e solo loro la colpa. Quindi non pensarci.» La bambina annuì, mentre con una manina si asciugava gli occhi.
«Ma andremo via vero?»
«Uffa basta con queste domande. Ehi, Hana perché non ci fai uno dei tuoi giochi.» Esclamò Ian sorridendo. «Guarda caso abbiamo dell'acqua.» Ian presse il bicchiere mezzo pieno d'acqua che stava sul comodino e lo diete in mano alla cugina, mentre la piccola Tabita si accomodava acconto al fratello fissando Hana che sorridendo appoggiò il bicchiere sul letto. Inspirò profondamente e fisso lo sguardo nel bicchiere portò la mano destra sul bicchiere e con l'indice percosse in senso orario il bordo, l'acqua girò in senso orario, il dito di Hana lasciò il bordo continuando a girare il dito, l'acqua si sollevò uscendo dal bicchiere e vorticando in aria, Tabita spalanco la bocca estasiata, il dito di Hana danzò nell'aria e l'acqua con lei, piroette, giri, l'acqua eseguiva ogni comando di Hana che con gli stessi movimenti di prima ricondusse l'acqua dentro il bicchiere.
«Et voilà.» la ragazza si estese in scherzosi inchini.
«Wow, sei sempre più brava. Ma come fai?» Hana sorrise.
«È un segreto lo sai. Un segreto che deve restare tra di noi.»
«Lo so, lo so... è un segreto solo nostro.» Esclamò entusiasta la bambina.
«Ma quando sarò grande devi spiegarmi come fai.» Ian sorrise. «Io ancora aspetto che me lo spieghi.»
«E io aspetto chi lo spieghi a me.» Rise Hana e con lei anche Ian.