venerdì 7 marzo 2014

First love...: Capitolo 18: Ride or Die



«I vostri nomi.»
«Lee Jung Shin.» Sussurrò il più piccolo dei tre vedendo che gli altri non parlavano.
«Anni e scuola Lee Jungshin-issi.»
«Quindici anni, frequento la Howon High School.» Il poliziotto, lo stesso che li aveva portati li, consegno un foglio bianco a Jungshin.
«Scrivi i numeri di telefono dove è possibile contattare i tuoi genitori.» Jungshin prese il foglio e la penna con mani tremanti e inizio a scrivere.
«Voi due. Non parlate?» I due ragazzi rimasero zitti.
«Tu con la divisa blu, frequenti anche tu la Howon High School, dimmi il tuo nome, o ti sbatto seduta stante in cella.»
«Choi Jong Hun. Ho 17 anni.»
«Anche tu, scrivimi i contatti dei tuoi genitori.» Il poliziotto consegnò un altro foglio a Jonghun che lo presse contro voglia.
«E tu, piccolo impertinente, dimmi nome, anni e scuola che frequenti.»
«Lee Jonghyun, 17 anni, frequento la Seungliu High School»
«Non è quella scuola privata per figli di papà?» Chiese il poliziotto digitando le informazioni sul computer. Jonghyun alzò le spalle indifferente mentre prendeva il foglio e lo fissava con sguardo assente.
«Non è un compito in classe moccioso, credo che tu sappia la risposta che devi dare.» Jonghyun sospirò ma si arrese a scrivere comunque il numero di Eric.
«Ehi Junjin ma il tuo turno non era finito mezz'ora fa?» Un agente in divisa si avvicinò alla scrivania, dove sedevano i ragazzi, rivolgendosi al poliziotto in abiti civili.
«Non lo vedi Jongkook, mi sto dando al babysitting.»
«Buon divertimento allora amico, io me ne torno a casa.» Junjin guardò il muscoloso agente salutarlo beffardo con la mano e stizzito presse i fogli che quei giovani gli stavano porgendo. Quella sarebbe stata una lunga notte.
«Sono a casa.» Yonghwa aveva preso l'abitudine di dirlo ogni volta che varcava la porta di casa, prima perché sapeva di trovarci sempre il suo migliore amico, adesso perché sapeva di trovarci il suo amore.
«Sei tornato.» La voce di Jongsuk era allegra ma quando Yonghwa lo guardo in faccia, cappi subito che il suo ragazzo aveva pianto, e un macigno enorme si depositò sul suo petto. Quella semplice vista gli rammentò la chiacchierata con Jonghyun e si decise di chiarire una volta per tutte la cosa, non poteva vedere la persona che amava in quello stato.
«Jongsuk, seriamente, credo che noi due dovremmo parlare.» Jongsuk sembro sorpreso da quelle improvvise parole, ma il giovane sapeva che era arrivato il momento di parlare quindi non si tirò indietro.
«Hai ragione, piccolo, dobbiamo parlare.»
«Jongsuk che ti sta succedendo, e non dirmi che non è niente perché non ti credo. Ultimamente sei così distante, e piangi sempre e io odio vederti piangere.»
«Mi dispiace.» Sussurrò Jongsuk andando a sedersi sul divano seguito da Yonghwa.
«Parla con me Jongsuk, solo così posso capire cosa ti succede e posso aiutarti.»
«Mio padre...» Inizio Jongsuk con la voce incrinata. «È stato trasferito in Giappone, e io andrò con lui.» Jongsuk scoppiò definitivamente a piangere coprendosi il volto con le mani.
«Di che stai parlando?» Chiese Yonghwa in un sussurro.
«Mio padre è l'unica famiglia che ho, mi ha pregato di andare con lui, ed io non posso lasciarlo da solo.» Confidò Jongsuk tra le lacrime.
Yonghwa avrebbe tanto voluto abbracciare Jongsuk e sussurrargli che lo comprendeva e che aveva fatto la scelta giusta, perché la famiglia era una cosa importante, ma non ci riusciva. Lui non ricordava più cosa significava avere una famiglia, aveva perso da tempo l'amore e il rispetto di suo padre.
«Mi dispiace Yonghwa lo so che adesso mi odi, ma io... mi dispiace.» Jongsuk piangeva e adesso anche Yonghwa era nella sua stessa situazione, come anche il suo cuore, Yonghwa non ricordava più l'amore di una famiglia, ma sapeva perfettamente cosa significava amare, e lui amava Jongsuk e doveva fare di tutto per restargli vicino, anche in quei momenti così tristi e pieni di dolore.
Senza pensarci due volte Yonghwa abbracciò Jongsuk lasciando che questo piangesse stretto al suo petto.
«Ti amo Yonghwa, sul serio ti amo tantissimo.» Piangeva Jongsuk disperato, stringendo sempre di più la stoffa della camicia di Yonghwa.
«Lo so...» Sussurrò Yonghwa piangendo a sua volta.
Lo so che mi ami Jongsuk, ma il tuo amore per me non è poi così forte, se mi stai abbandonando con così tanta facilita.
«Ti amo... Ti amo...» Jongsuk lo continuò a ripete per ore, e ogni ti amo era una pugnalata al cuore di Yonghwa, che cercò di consolare il ragazzo come meglio poteva anche se lui stesso stava cadendo nella disperazione.

La prima ad arrivare fu la madre di Jonghun, che non sembrò per niente felice di vedere il volto malconcio e gonfio del figlio, e il suo mal contento fu riversato prima sull'agente Park Jun Jin e poi, saputo l'accaduto, su Jonghyun.
«La prego signora si calmi, sono solo ragazzi.» L'agente Park cercava invano di calmarla, ma la signora Choi era il tipo di donna che viveva per il proprio figlio fino in modo ossessivo.
«Solo ragazzi?! Ha visto cosa ha fatto questo mostro al bellissimo volto del mio bambino?!» Per enfatizzare la cosa la donna presse il volto del figlio e lo mostro al poliziotto da diverse angolazione.
«Tesoro di mamma ti fanno male?» Jonghun borbotto una risposta con tono triste e sguardo basso. «Come pensa che mio figlio possa andare in giro così? Come?»
«Questo tipo di ferita guarisce velocemente.» Gli fece presente l'agente guadagnandosi un occhiata omicida da parte della donna.
«Dove sono i genitori di questi delinquenti?! Come si permettono di lasciarli liberi di corazzare per la città.» Junjin alzò lo sguardo al soffitto, pieno di luci al neon, e prego che quella donna se ne andasse in fretta. Proprio in quel momento alla centrale di polizia entro Eric, jeans chiari, maglia nera con scollo evidente e giacca bianca, l'uomo individuò subito il suo ragazzo.
«Jonghyun!» Esclamò avvicinandosi di corsa al ragazzo e fissando con shock le ferite sul volto del giovane.
«Samchon?!» Chiamò Jungshin sorpreso fissando il migliore amico del padre. Eric sentendosi chiamare così e riconoscendo la voce rimasse davvero sorpreso.
«Jungshin...» Sussurrò questo fissando il ragazzo. «Che ci fatte voi due insieme?» Chiese poi alternando lo sguardo dal figlio al nipote.
«Questi due delinquenti hanno picchiato il mio prezioso figlio.» Disse la donna acida incrociando le braccia al petto, Eric gli rivolse una rapida occhiata per poi voltarsi verso gli altri due ragazzi. «È vero?» Chiese.
«Se l'è meritato.» Sussurrò Jonghyun sicuro.
«Visto, questo delinquente l'ha ammesso. Ha ammesso che ha picchiato il mio bambino, lo sbatta in galera.»
«Cosa?» Esclamò Eric incenerendo la donna con lo sguardo. «Non sembra che il mio ragazzo stia tanto meglio. Che sbattino il suo di figlio in galera.»
«Qui nessuno finirà in galera, non certo per una piccola rissa tra studenti, avranno un richiamo disciplinare. La polizia si assicurerà di contattare le rispettive scuole.»
Eric sospirò pesantemente, ma non fecce commenti al contrario della donna che inizio un animata discussione sull'innocenza del figlio, di quanto fosse angelico e puro, ecc... Junjin annuiva distrattamente, mentre fissava Eric interagire con gli altri due ragazzi.
È un padre di famiglia Junjin toglitelo dalla testa.
Si ammonì il poliziotto, mentre spostava lo sguardo su un uomo in completo nero che si avvicinava con passo sicuro verso di loro, quando fu abbastanza vicino colpi Jungshin con uno schiaffo alla nuca.
«Non potevi aspettare di avere 18 anni per iniziare una risa?!»
«Sunho, ti sembra una cosa da dire in una centrale di polizia?» Sunho si voltò verso la fonte della voce e rimase qualche attimo interdetto a fissare Eric e Jonghyun, il suo sguardo si soffermò più del dovuto su Jonghyun.
«Hai fatto a pugni con lui?» Chiese Sunho al figlio aggrottando la fronte. «Non ti facevo così forte.»
«Appa, io non ho fatto nulla.»
«Già tu sei un tipo pacifista, proprio come tua madre.»
«Appa!»
«Bene visto che siete tutti qua, vi dispiacerebbe firmare i fogli di rilascio così che io possa ritornarmene a casa?» Chiese Junjin attirando l'attenzione su di se.
«Come prego è finisce così, ha visto il volto del mio bambino?»
«Signora l'ho visto molto bene il volto di suo figlio è un ora che me lo sbatte sotto gli occhi.» Ringhiò Junjin perdendo la pazienza.
«Quello lì deve essere sbattuto in qualche riformatorio, come può girare a piede libero.»
«Come prego?» Dissero all'unisono Eric e Sunho. I due uomini si fissarono. Eric era abbastanza sorpreso di vedere Sunho prendere le difese di Jonghyun.
«Quel delinquente ha picchiato mio figlio.»
«L'ha fatto solo per difendermi!» Scattò Jungshin a voce alta. «È suo figlio che dovrebbe essere chiuso in riformatorio.» continuò.
«Tu come ti permetti! Questo delinquente impertinente.» La donna fecce il gesto di schiaffeggiare Jungshin ma Junjin la bloccò prima che la sua mano andasse troppo in la.
«Signora non faccia qualcosa di cui potrebbe pentirsi, questo è abuso di minore, e sono dai 6 ai 15 mesi di prigione.» Gli disse Junjin lasciandogli la mano.
«Il mio Junnie non è un delinquente, è un ragazzo dai sani principi, il primo della sua classe.»
«Nei momenti difficili sono tutti dei bravi ragazzi. Senta visto che il suo è tanto perfetto faccia a cambio col mio, questo non esce mai di casa, sta tutto il tempo a leggere.»
«Sunho!» Eric si voltò verso l'amico agghiacciandolo con lo sguardo. «Ti sembra qualcosa da dire su tuo figlio, in questa situazione poi.»
«Possiamo andare a casa?» Chiese Jonghyun stanco.
Era la prima volta dopo il loro fatidico incontro che Jonghyun si trovava nella stessa stanza con suo padre e l'aver scoperto che Jungshin era il suo fratellastro, lo aveva abbastanza sorpreso, perché aveva sentito un immediata simpatia per quel giovane.
«Si, possiamo tornarcene tutti a casa?» Chiese a sua volta Junjin stanco.
«Lei come può essere un poliziotto.» Si lamentò la donna con furia. «Le farò un richiamò ufficiale.»
«Senta signora non ho voluto dirle niente perché la famiglia è sua e i panni sporchi si lavano a casa propria, ma la centrale è stata chiamata dalle mamme del parco per atti osceni in luogo pubblico, sembra che suo figlio si diverta a chiedere in giro favori sessuali.» Sunho si morse con forza il labbro per non scoppiare a ridere.
«C-come si permette lei di dire una cosa del genere su mio figlio.» balbettò la donna senza parole.
«Tu!» Junjin indicò Jonghyun con la penna che teneva in mano. «Perché hai fatto a pugni con lui?»
«Perché ha chiesto a Jungshin di fargli un pompino, ma Jungshin non era dello stesso avviso. Ma sembra che questo tipo non conosca la parola no.»
«Cosa?!» Ringhiò Sunho con furia negli occhi. «Che cazzo hai nella testa piccolo bastardo.»
«Omma non è vero sono tutte bugie!» Piagnucolò Jonghun fissando la madre con le lacrime negli occhi. «È lui che fa queste cose. Li ho beccati a fare cose strane nel parco.»
«Yah! Bastardo!» Esclamò Jonghyun alzandosi in piedi pronto a colpire Jonghun, ma Eric lo bloccò in tempo. «Io non sono sessualmente frustrato come te, stronzo, io mi accetto perfettamente per quello che sono, è ho un fidanzato bastardo, che non è Jungshin, coglione! Invece di bullizzare gli altri per farti fare un pompino, fatti un esame di coscienza, accettati per quello che sei e cercati un pazzo che ti prenda.» La stanza calò in un profondo silenzio, anche gli altri agenti e sospettati si voltarono a fissare nella loro direzione.
«Questo è inammissibile!» Il ringhiò della donna riportò tutto a scorrere come prima. «Se tu sei uno schifoso depravato non significa che lo debba essere anche mio figlio, dio che schifo, dovrebbe arrestare questi due mostri per lo schifo che fanno nel parco.»
«Porca puttana ma lei è proprio una stronza totale.» Tutti si voltarono a fissare Sunho i cui occhi ardevano di una luce sinistra. «Questi due mostri, vecchia megera del cazzo, sono fratelli, hanno lo stesso sangue. Porca puttana, quando parla dei miei figli lei dovrebbe lavarsi la bocca con l'acido muriatico. Ringrazi il cielo che siamo in una centrale di polizia o non so proprio quello che le avrei fatto. Speri di non incrociare mai la mia strada.»
«A...appa...»
«Sunho...»
«Mi dia quei fogli, devo portare mio figlio fuori da questo antro di perdizione.» Junjin fu più che felice di vedere la donna firmare i fogli e portare via il figlio. Sunho afferrò con furia i fogli che Junjin gli stava porgendo e si appresto a firmarli, quando Eric lo blocco.
«Sunho, sono io il tutore legale di Jonghyun.» Gli ricordò Eric togliendogli il foglio da sotto il naso.
«Ah, si hai ragione.» Disse Sunho cadendo dalle nuvole.
«Grazie al cielo, pensavo che questo momento non sarebbe mai arrivato.» Sbuffò Junjin mettendo via tutti i documenti.
«Bene direi di andare a cena.»
«Non credo sia il caso Sunho...»
«Invece penso di si Eric, è arrivato il momento di fare gli adulti.» Sunho mise una mano sulla schiena del figlio e silenziosamente lo condusse fuori dalla centrale di polizia seguiti a distanza da Jonghyun e Eric.
«Andrà tutto bene.» Gli sussurrò Eric, avvolgendo le spalle di Jonghyun con un braccio.





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