giovedì 13 marzo 2014

First love...: Capitolo 19: Jump




«Cioè fattemi capire, Jonghyun è il mio fratellastro, figlio del primo amore di papà.» Sunho annuì alle parole del figlio mentre si versava altro soju da bere. «Ma il padre legale è lo zio perché papà non l'ha voluto riconoscere.» Questa volta fu il turno di Eric di annuire e lasciare che Sunho riempa il suo bicchiere vuoto.
«Che casino.» Commentò alla fine Jungshin. «E pensare che ho sempre desiderato avere un fratello. Papà sei uno stronzo.» Sunho annuì ma rendendosi conto di quello che il figlio aveva appena detto lo colpì con uno schiaffo sulla nuca.
«Perché stai ammettendo di essere mio padre, quando hai detto chiaramente di non volermi.» Sunho fisso Jonghyun negli occhi sorridendo appena.
«Immagino che tua madre ti abbia dato la sua versione dei fatti. Ma va bene, alla fine è giusto che sia sempre io il cattivo.»
«Solo perché vuoi esserlo.» Gli disse Eric bevendo il suo soju.
«Ho sentito solo cose negative su di te, è difficile credere che tu non abbia un secondo fine. Ma, sono disposto ad ascoltare la tua versione dei fatti, se ce ne una.» Sunho si scompiglio i capelli sorridendo appena. «Onestamente Jonghyun, non ho mai amato tua madre, neanche per un secondo, dopo un po' gli ho voluto bene, forse, ma all'inizio era tutta una scommessa tra me e Minwooo. Ero un adolescente che cercava di scappare dalle restrizioni della propria famiglia, sai cosa significa crescere sapendo che non potrai mai fare una scelta con la tua testa, ho visto in tua madre un modo per mettermi contro quella vecchia stronza. Io e tua madre siamo andati a letto insieme una sola volta, per il resto lei trovava più conforto tra le braccia di Minwoo.»
«Che stai dicendo?!» Esclamò Eric senza parole. «Eunha non avrebbe mai fatto una cosa del genere.»
«Stupido, ad Eunha è sempre piaciuto avere il controllo su tutto e tutti. Quando ha visto che non poteva controllarmi è andata fuori di testa, ed ha iniziato a fare stronzate, come andare da mia nonna e pretendere un matrimonio che non ci sarebbe mai stato, ha fatto l'errore di minacciare la vecchia e ne ha pagato le conseguenze. Ho aiutato tua madre per quando mi era possibile. Sapevo che era incinta quando andò via, ma credevo che tu fossi di Minwoo, per questo ho avuto quella reazione quando ti ho visto. Minwoo si è sposato da poco non volevo che il tuo arrivo rovinasse la sua vita matrimoniale.»
«Allora, se eri così convinto che io fossi il figlio di questo Minwoo perché poco fa hai detto che ero tuo figlio?!»
«Perché sei mio figlio. L'ho capito poco fa, io e te siamo più simili di quanto si possa immaginare.»
«Aspettate, invece di parlare di supposizione ecc... perché non fatte un test del DNA e non vi togliette il pensiero una volta per tutte.»
«Jungshin ha ragione. Invece di restare sospesi nel dubbio fatte un test di paternità.»
«Facciamolo domani, così possiamo portare Jonghyun a casa con noi.» Esclamò Jungshin sorridendo.
Eric e Sunho si scambiarono uno sguardo che racchiudeva molto di più.
«Non è possibile, per il bene di Jonghyun è meglio che non venga a stare con noi.»
«Perché no?» Chiese Jungshin mettendo un tenero broncio.
«Perché la vecchia megera se lo mangerebbe vivo.» Disse Eric.
«Papà l'ha mandata in ospedale.» Disse improvvisamente Jungshin afferrando un pezzo di carne e portandosela alla bocca.
«Cosa?! Yah, Sunho che cosa hai fatto?»
«Io e Hyura abbiamo divorziato, lei come al solito ha voluto metterci il naso. Le ho solo urlato di farsi gli affari suoi e di lasciare Hyura in pace, e lei ha finto un attacco di cuore.»
«È venuta persino l'ambulanza.» Aggiunse Jungshin con un sorriso divertito.
«Quella vecchia è la mia spina nel fianco, penso che morirò prima io di lei.»
Eric consolò l'amico versandogli altro soju.
«Voglio dire come si può essere così pieni di energie a 80 anni passati?! Lo sapevi che fa jogging? Ogni mattina si alza all'alba e va a correre per tutto il quartiere. Ha una salute di ferro.»
«Ha fatto un patto con il diavolo!» Esclamò Eric accettando il soju che l'amico gli aveva versato.
Sette bottiglie di soju dopo.
«Sapevo che sarebbe finita così.» Sussurrò Jonghyun, scuotendo Eric per una spalle, quello si lamentò ma non aprì gli occhi.
«Come possono due adulti comportarsi così?» Chiese Jungshin fissando il padre e lo zio con disgusto.
«Perché tu questi me li chiami adulti?!» Jonghyun e Jungshin scossero la testa all'unisono.
In quel momento Hyesung fecce il suo ingresso nel locale, pantaloni della tuta e canottiera bianca.
«Aish... seriamente, cos'ho fatto di male nella mia vita passata per meritarmi tutto questo.»
«Probabilmente abbiamo fatto la stessa cosa.» Sussurrò Jonghyun.
«Hyung! Hyung!» Hyesung scosse con forza la spalla di Eric. «Dobbiamo tornare a casa Hyung, su svegliati.» Invece di svegliarsi Eric, si sveglio Sunho.
«Yah, Hyesung, annyeong~~» Sunho sorrise radioso muovendo la mano come un bambino.
«Oh, non sono mai stato così imbarazzato in tutta la mia vita.» Sussurrò Jungshin vedendo il padre fare il dolce e carino con Hyesung.
«Ehi, ragazzi visto che Sunho è un po sveglio aiutatolo voi ad uscire, io mi occupo di Eric.»
«No, Hyesung voglio essere portato da te.» Bofonchiò Sunho aggrappandosi alle spalle di Hyesung.
«Togliti Sunho, ubriaco o no, un pugno non te lo toglie nessuno.»
«Non fare il brontolone Hyesunggie, io ti amo.» Hyesung rabbrividì.
«Yah, non so se sei peggio da sobrio o da ubriaco.»
«Appa, non fare il bambino.» Sunho sciolse la pressa da Hyesung e si voltò verso Jungshin appoggiando una mano sulla sua guancia.
«Oh il mio bambino è più alto del suo papà.» Sunho si volta verso Jonghyun appoggiando l'altra mano sulla guancia del ragazzo «Perché i miei bambini sono più alti di me?! Mi consola che almeno la bellezza l'avete pressa da me.» Il tutto sotto lo sguardo interdetto di Hyesung che solo in quel momento si accorse dello stato del volto di Jonghyun, gonfio e con diversi lividi.
«Storia lunga, portiamoli a casa per ora.» Disse Jonghyun notando lo sguardo di Hyesung.
«Voglio stare io davanti con Hyesung!» Si lagnò Sunho quando arrivarono di fronte all'auto.
«Ma che cosa ho fatto di male? Cosa?»
«Appa non fare il bambino.» Si lagnò Jungshin spingendo il padre in auto. «Mi dispiace davvero tanto.» Si scuso poi il giovane inchinandosi di fronte a Hyesung per poi sedersi di fianco al padre che si era andato a spalmare addosso a Eric.
«Il figlio è decisamente più educato del padre. Liberiamoci di loro e poi mi spieghi perché il mio caro nipote e tutto pesto.»
«Aspetta hyung, non possiamo portate Sunho a casa in questo stato.»
«Perché no?»
«Credo... che finirebbe nei guai.»
«Non è un problema mio.»
«Ti prego hyung.»
«Yah! Ma che diavolo è successo questa sera.» Si lamentò Hyesung salendo in auto seguito da Jonghyun che gli si sedete affianco.
«Cazzo Sunho dacci un taglio!» Da quando Hyesung si era immerso nel traffico Sunho aveva affondato la mano nei capelli scuri dell'altro, facendoseli scivolare tra le dita in una carezza continua.
«Mi piacciono i tuoi capelli.»
«Anche a me, e ci terrei ad averli ancora in testa quando arriviamo a casa.»
«Sei così bello Hyesung... sposiamoci.»
«Cazzo, tappategli la bocca.»
«Appa!»
«Sunho!»
Lo richiamarono esasperati Jungshin e Jonghyun.
«Yah, Jonghyun devi chiamarmi papà. P.A.P.A'. è facile. E puoi iniziare a chiamare Hyesung mamma.»
«Tu a casa vivo non ci arrivi.» Ringhiò Hyesung mentre i due ragazzi trattenevano le risate.
«Adesso sono un uomo libero Hyesung, sono tutto tuo, quindi non andare da Dongwan.»
«Dongwan?! Che c'entra lui adesso?»
«Sono stato davvero cattivo con te Hyesung, perdonami.»
«D-di che parli, S-Sunho? Sunho?!»
«Si è addormentato.» Sussurrò Jungshin fissando il padre, che si era addormentato con la mano ancora tra i capelli di Hyesung.
«Che tipo.» Sbuffò Hyesung cercando di concentrarsi sulla guida mentre il suo cuore batteva a mille.

Quando la mattina dopo Jongsuk si sveglio, un forte mal di testa a trapanargli la testa, si ritrovò ad abbracciare il cuscino mentre Yonghwa ai piedi del letto, e già in divisa scolastica, fissava il muro di fronte a se. «Yonghwa...?» La voce di Jongsuk uscì fuori rocca e assonata.
«Quando?» Chiese Yonghwa senza voltarsi.
«Quando cosa?» Domandò Jongsuk mettendosi faticosamente a sedere.
«Q-quando andrai via?» Domandò con difficoltà Yonghwa.
«Ah, quello... Non c'è bisogno di pensarci adesso.»
«Quando?»
Jongsuk si morse con forza il labbro cercando di cacciare via le lacrime. «Alla fine della settimana.» Sussurrò infine con un grosso groppo in gola.
«Preparati o faremo tardi a scuola.» Yonghwa si alzò dal letto.
«Yonghwa, ti prego...» Jongsuk afferrò Yonghwa per il braccio trattenendolo e abbracciandolo da dietro. «Non odiarmi ti prego.»
«Io non ti odio.» Sussurrò Yonghwa in tono basso. «Ho solo bisogno di abituarmi a non averti più attorno.»
«Yonghwa ti prego, non cambierà niente.»
«Ti sbagli Jongsuk, cambierà tutto.» Yonghwa sciolse l'abbraccio allontanandosi da Jongsuk. «Io vado avanti, ci vediamo a scuola.» Jongsuk rimase fermo immobile come in trans, a fissare le porta da dove era uscito il suo ragazzo, quando sentì la porta d'ingresso sbattere Jongsuk scoppiò in un pianto straziante.

«Buongiorno.» Jonghyun fecce il suo ingresso in cucina dove trovò un pimpante Hyesung ai fornelli. «Hyung che stai facendo?»
«Cucino per quel gruppo di alcolizzati che mi ha rovinato la serata.»
«Sembri felice.» Gli fecce notare Jonghyun vedendo il radioso sorriso di Hyesung.
«Sto meditando di mettere quantità industriali di peperoncino nel piatto si Sunho.» Gli disse Hyesung con naturalezza mescolando la zuppa che bolliva a fuoco lento.
«Perché? Ieri è stato così carino con te.»
Hyesung si fermò e alzando lo sguardo fissò il volto, meno gonfio ma con più chiazze viola, di Jonghyun. «Ieri devi aver presso una botta in testa.»
«Ti ha anche chiesto scusa.»
«Per cosa?»
«Beh, forse per quella cosa successa tempo fa.» Gli fecce presente Jonghyun.
Hyesung sbatté con forza il mestolo sul ripiano della cucina. «Serve molto di più che delle misere scuse da ubriaco per farsi perdonare.»
«Scusa, non volevo rovinarti l'umore. E solo che, credo di aver un po' capito il carattere di Sunho.»
«In neanche 10ore.»
«Sono un tipo piuttosto sveglio.» Sorrise Jonghyun.
«Jong, capisco sai, lui è tuo padre e cerchi di trovare del buono in lui. Ma le nostre situazioni sono diverse.»
«Si, hai ragione, le nostre situazioni sono diverse. Io voglio imparare a conoscerlo per vedere quanto di lui c'è in me. Invece tu lo ami da quasi tutta la tua vita e adesso cerchi di tenerlo a distanza.» Hyesung si ritrovò senza parole di fronte alle parole di Jonghyun perché era la verità e lui ne aveva paura.
«Ho un dubbio. Se tu e Sunho vi sposate io come devo chiamarti, appa due o omma?»
«Yah, tu! Che diavoli dici.»
«Hyung ricorda: bambini e ubriachi dicono sempre la verità.» Hyesung aggrottò la fronte incapace di ribattere. Nella stanza calò un profondo silenzio e Hyesung fu grato dell'arrivo di Jungshin.
«Buongiorno!» Salutò il giovane inchinandosi educatamente.
«Non devi inchinarti ogni qualvolta che mi vedi.» Lo riprese Hyesung, muovendosi da una parte all'altra della cucina.
«Mi dispiace.»
«Tranquillo, l'importante e che non lo fai più. Mi fai sentire vecchio.»
«Sei vecchio!» Annunciò la voce di Eric. «Mi spiegate perché nella mia testa che una festa heavy metal?»
«Chiedilo alle bottiglie di soju che ti sei bevuto ieri.»
«È colpa di Sunho.» Corse ai ripari Eric.
«Cosa ho fatto?» Chiese Sunho entrando come uno zombi in cucina ed andando dritto dritto al tavolo sistemato.
«Hai lasciato che mi ubriacarsi.»
«Puoi stare fermo mentre parli?» Chiese Sunho fissando l'amico, perfettamente immobile, sdoppiarsi in più parti.
«Siamo messi bene.» Commentò Hyesung portando il cibo in tavola e invitando tutti a sedersi. «Mangiate, così prendete un po' di lucidità.»
«Non è avvelenato, vero?» Chiese Sunho prendendo una cucchiaiata di minestra.
«No, non lo è.» Disse durò Hyesung senza neanche guardarlo.
«È molto buona. Grazie per questa colazione.» Sorrise Jungshin.
«Yah Sunho ma sei sicuro che sia tuo figlio?» Chiese Hyesung accarezzando la testa di Jungshin. «È troppo dolce ed educato.»
«Anche io sono dolce.»
«Quando sei ubriaco.» Gli ricordo Eric portandosi del riso alla bocca.
«Non è vero. Quando voglio so essere davvero dolce.»
«Nella tua fantasia.» Bofonchio Eric ricevendo in cambio un pugno sul braccio da parte di Sunho.
«Vedo che la sbornia vi è passata.» Commentò Hyesung fulminandoli con lo sguardo e subito Eric e Sunho tornarono tranquilli.
*DING DONG*
«Questo deve essere Woobin.» Disse Hyesung con un mezzo ghigno.
«Due minuti e vi voglio qui entrambi.» Jonghyun sbuffò alle parole di Eric, ma si alzò correndo e andò ad aprire la porta con un grande sorriso sulle labbra che gli morì quando si ritrovò di fronte un Yonghwa in lacrime che gli si buttò tra le labbra singhiozzando.

«Noona io vado a scuola!» Esclamò Woobin correndo fuori di casa senza neanche aspettare una risposta. Era in ritardo, quella mattina aveva fatto fatica ad alzarsi dal letto e lui aveva una voglia matta di abbracciare il suo ragazzo, quando non lo vedeva per così allungo, si sentiva perso.
Si chiuse il pesante cancello, di ferro alle spalle, e sorriso sulle labbra si scompiglio i folti capelli, pronto a correre fino all'abitazione di Jonghyun che per fortuna non distava molto lontano.
«Kim Woo Bin.» Woobin si bloccò sentendosi chiamare con così tanta esitazione e voltandosi rimase sorpreso di ritrovarsi di fronte quella persona.
«Lee Min Ho...» Sussurrò Woobin in un flebile sussurrò.





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