venerdì 23 maggio 2014

First love...: Capitolo 25: Blue World


Quando sua sorella gli aveva detto che aveva un ospite per un attimo Woobin aveva pensato subito a Jongsuk per poi ricordarsi che ormai l'amico aveva lasciato il paese. Allora aveva sperato fosse Jonghyun, gli mancava molto la vicinanza dell'altro. Ma invece di Jonghyun in salotto si ritrovò Minho in giacca di pelle e jeans scuri.
«Che ci fai qui?»
«Non rispondi alle mie chiamate.»
«Capita quando non vuoi sentire la persona che ti chiama.» Woobin prese posto di fronte a Minho sul divano più grande.
«Non puoi ignorarmi in eterno Binnie, noi due ci apparteniamo.»
«Cazzo sembri un disco rotto.» Sbuffò Woobin appoggiando i piedi sul tavolino basso di fronte a se. «Per colpa tua e delle stronzate che ti escono dalla bocca Jonghyun mi ha lasciato.»
«Non sono stronzate e tu lo sai.»
«Sono stanco di sentirti Minho torna a casa tua.»
«No.» Minho incrociò le braccia al petto con risoluzione.
«Che cosa?! Yah, esci fuori da qui immediatamente.»
Minho abbozzò un sorriso rilassandosi completamente sul divano. «Costringimi.» Lo provoco il ragazzo accavallando le gambe.
«Bastardo.» Ringhiò Woobin stringendo le mani a pugno.
«Tra due settimane iniziano le vacanze estive. Passiamo il week-end insieme nella mia villa al mare.» Woobin non rispose si limitò ad alzare il dito medio in direzione dell'altro per poi voltare il capo dall'altro lato.
«Sei fortunato che io sia un tipo che non si arrende facilmente. Troverò il modo di trascorrere il week-end con te e sarà un week-end di fuoco.» Woobin strinse i denti e si impose di non voltarsi per non vedere quel ghigno perfetto allargarsi sulle labbra dell'altro.

«Non toccarla è ancora cruda.» Hyesung colpi con le pinze da cucina la mano di Eric che si ritirò all'istante offeso.
«Ma io ho fame.»
«Allora mangia il riso.»
«Sei peggio di una donna.» Si lamentò Eric sottovoce ma Hyesung lo sentì ugualmente e lo incenerì con lo sguardo colpendolo una seconda volta al braccio per dispetto.
«Perché siamo venuti a cena fuori? Non potevamo cenare a casa?» Chiese Jungshin portandosi alla bocca una manciata di riso.
«Oh beh avevamo qualcosa da festeggiare.» Sorrise Eric riuscendo a rubare con successo una zucchina dalla griglia.
«Cosa?» Chiese Jonghyun che seduto tra Yonghwa e Minhyuk poggiava condimenti sulle ciotole dei due ragazzi. Rendendo imbarazzato il primo e felice l'altro.
«Sono arrivati i risultati del test di paternità, ed ho firmato un contratto con una società immobiliare di Jeju.»
«Il test è positivo vero? Jonghyun è mio fratello vero? Vero?»
«Si.» Sussurrò Sunho rispondendo alle domande del figlio minore.
«Lo sapevo!» Sorrise Jungshin.
«Sei felice?» Chiese Sunho titubante fissando Jonghyun che era rimasto immobile con le bacchette a mezz'aria.
«Io...»
«Hyung non sei felice? Adesso potremo andare a vivere insieme.»
«Jungshin...» Lo richiamò Sunho con il cuore che gli si incrinava dal dolore per quello che stava per dire.
«Papà lo so, lo so, dobbiamo aspettare che muoia la vecchia.» Un silenzio cade sul tavole. Fu l'improvvisa risata di Eric e poi quella di Sunho che ristabilì un clima sereno.
«Se sapesse quello che diciamo alle sue spalle...» Sussurrò Sunho afferrando un pezzo di carne e portandosela alla bocca.
«Perché lui può toccare la carne?!» Chiese Eric imbronciato.
«Perché quella era cotta.» Si giustificò Hyesung arrossendo appena.
«Shin Hye Sung?! Sei proprio tu?» Hyesung alzò lo sguardo e con lui anche tutti gli altri.
Di fronte a loro c'era un uomo alto dai capelli folti e neri e un largo sorriso genuino che metteva in mostra due zigomi alti, che Eric penso essere perfetti da mordere, l'uomo indossava dei jeans stretti, neri, e una maglia verde con uno scollo molto evidente che lasciava scoperte le clavicole. «Yah, Sunggie!»
«Jun Jin Hyung!» Esclamò Hyesung alzandosi e abbracciando l'uomo alto che ricambiò l'abbraccio con il sorriso sulle labbra.
«Yah, non è il poliziotto dell'altra volta?» Chiese sottovoce Eric rivolgendosi a Sunho che con occhi di fuoco stava incenerendo i due ragazzi che stavano chiacchierando amichevolmente.
«Hyung che ci fai qui?»
«Sono venuto a mangiare perché altro.»
«Sei da solo? Unisciti a noi.» Sunho digrignò i denti, quasi ringhiando difendendo il suo territorio, quando Jun Jin posso lo sguardo sul tavolo.
«Oh, ma noi ci conosciamo.»
«Ah si già... buonasera.» Salutò educatamente Eric.
«Vi conoscete?» Chiese Hyesung alternando lo sguardo dall'amico al cugino.
«È l'agente che si è occupato del caso di Jonghyun.» Rispose Eric sorridendo a Junjin che ricambiò il sorriso.
«Hyung siediti....»
«Lascia stare Hyesung non voglio disturbare.» Junjin si portò una mano tra i capelli scompigliandoli nervosamente.
«Non è un disturbo siediti.» Hyesung prese una sedia da un tavolo vuoto e la porse all'amico.
«Lui è Park Junjin, l'ho incontrato durante il mio servizio militare è l'agente che si è occupato della mia formazione.» Spiegò Hyesung con un sorriso felice. Era da parecchio che non vedeva il suo hyung, erano rimasti in contato per un po poi per un motivo o per l'altro avevano smesso di sentirsi.
«Piacere io sono Eric, il cugino di Hyesung,» Eric mise troppa enfasi sulla parola cugino mentre stringeva la mano di Junjin con un sorriso lascivo sulle labbra.
Lui è proprio il mio tipo.
Pensarono i due ragazzi mentre le loro mani si toccavano in un contato fugace che li lasciò con l'amaro in bocca.
«Il tipo che ti sta uccidendo con lo sguardo è Sunho.»
«Me lo ricordo.» Junjin allungò la mano verso Sunho che si vide costretto a stringerla senza molto entusiasmo. «Quel giorno sei stato fantastico, quella donna era davvero insopportabile ma non potevo di certo dirglielo apertamente.»
«Odio quando le persone toccano qualcosa di mia proprietà.» Spiegò Sunho con freddezza.
«Appa sembri un gangster, si educato.»
«Yah Jungshin...»
«Incredibile quale padre si farebbe rimproverare dal figlio.»
«Yah Eric ti ci metti anche tu?!»
Junjin sorrise. «Anche Sunho è tuo cugino?» Chiese poi rivolto all'amico.
«No. Lui non è mio cugino, è solo....»
«Suo marito.» Sorrise Jonghyun cogliendo tutti di sorpresa e facendo sorridere Jungshin che con innocenza disse: «Hyesung omma!»
«Yah, voi due...» Hyesung era diventato bordò dall'imbarazzo.
«Ya tu ti sposi e non mi inviti al tuo matrimoni?!»
«Hyung noi non siamo sposati.»
«Ma è come se lo fossimo.» Sorrise Sunho abbracciando le spalle di Hyesung che si irrigidì al contatto.
«Chiudi la bocca Minhyuk.» Jonghyun con un gesto della mano chiuse la bocca di Minhyuk che si avvicinò al maggiore sussurrando: «Sono davvero carini insieme, vero hyung?» Jonghyun spostò lo sguardo su Sunho e Hyesung che bisticciavano sottovoce e dovette ammettere che Minhyuk aveva ragione. Suo padre e Hyesung erano davvero carini insieme due perfetti Appa e Omma. Quando Jonghyun si voltò a guardare nuovamente Minhyuk lo vide con lo sguardo perso nel vuoto e il sorriso ebete in volto.
Jonghyun sentì un tonfo alla base dello stomaco e improvvisamente sentì il desiderio di dire al giovane che anche lui era carino, estremamente carino. Ma non lo fece, si limito ad accarezzargli la testa scompigliandogli i capelli.
«Mi sento un po' un terzo incomodo tu no?» Chiese Yonghwa sussurrando le parole all'orecchi dell'amico e indicandogli con lo sguardo gli “adulti” al tavolo che divisi in due frazioni sembravano completamente nel loro mondo.
«Adesso so da chi ho ereditato la mia sessualità.» Commentò Jonghyun con sorriso sulle labbra.
«Se ce ne andiamo penso che non se ne accorgerebbero nemmeno.» Sussurrò Jungshin sporgendosi verso il fratello. Nel farlo le sue spalle sfiorarono quelle di Yonghwa.
«Perché dobbiamo andarcene?» Chiese Minhyuk afferrando del riso e portandoselo alle labbra e gustandolo con piacere.
«Non ce ne andiamo.» Sorrise Jonghyun poggiando un pezzo di carne sul riso di Minhyuk che sorrise con le guance piene. «Mangia tanto, piccolo.» Continuò poi il maggiore accarezzandogli i capelli.
A quella vista Jungshin sospirò invidioso, Yonghwa che gli sedeva affianco lo senti e si voltò a guardarlo.
«Tutto bene?» Gli chiese con un sorriso.
«S-si...» Balbettò Jungshin abbassando la testa.
«Non fissare il tuo riso, mangialo.» Gli sorrise Yonghwa poggiandogli una mano alla base del collo di Jungshin che si rilasso sotto quel tocco caldo. «Non camminerà mai fino alla tua bocca.» Gli sussurrò poi in un orecchio. Fu a quel punto senza neanche rendersene conto Jungshin si mise a fare le fusa come un gattino e Yonghwa sentì i suoi jeans diventare improvvisamente stretti.





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