martedì 3 giugno 2014

First love...: Capitolo 27: Castle Walls


Quando Sunho si mise alla guida della sua auto le mani gli tremavano in un modo assurdo che mai gli era successo. Tutta la rabbia stava scemando i ricordi si facevano offuscati e l'uomo sentiva sul suo corpo il peso di tutta la sua vita. Al momento l'unica cosa che voleva era premere il piede sull'acceleratore, dare sfogo alle lacrime e gridare tutta la sua sofferenza, ma non poteva farlo perché aveva il figlio in auto con se e doveva mostrarsi forte per lui.
Quando l'auto si fermo di fronte ad un cancello famigliare Sunho espirò sollevato, quella casa era il luogo più sicuro del mondo.
«Resta a casa dello zio Eric per adesso.»
«Appa... tu dove stai andando?!»
«Non preoccuparti piccolo, devo solo sistemare delle cose.» Sunho sorrise al figlio accarezzandogli i capelli con affetto.
«Comportati bene.» Aggiunse quando il figlio e l'amico furono fuori dalla sua auto. Un ultimo sorriso tirato e Sunho premette il piede sull'acceleratore facendo stridere le ruote sull'asfalto.
Jungshin rimase a lungo a fissare quel punto in cui il padre era sparito a bordo della sua auto e senza neanche rendersene conto le lacrime già rigavano il suo volto.
«Junnie, vieni entriamo dentro.» Sussurrò Minhyuk, con gli occhi lucidi, appoggiando una mano sulla spalla dell'amico.
«No, voglio aspettare che torni papà..»
«Aspettiamolo dentro...» Minhyuk fecce una leggera pressione sull'amico che si lasciò guidare inerme fino alla porta principale della casa.
Quando Minhyuk suonò il campanello il suo volto iniziava a rigarsi di lacrime.
Tutta la tensione di poco prima si stava sciogliendo e adesso i due giovani ragazzi la espellevano piangendo.

«Stiamo scherzando vero?! Cose un polinomio? Quando li abbiamo studiati? Li abbiamo mai studiati?» Woobin era nel panico mentre fissava l'equazione algebrica sul suo foglio e cercava di seguire quello che Yonghwa gli stava spiegando senza molto successo.
«Queste cose ci servono sul serio una volta finita la scuola?» Chiese Minho che si trovava nella stessa situazione di Woobin ma che aveva la compostezza di non sclerale del tutto.
«Probabilmente no. Ma nell'esame di domani saranno presenti diverse equazione di questo tipo.» spiegò Jonghyun segando con un colore rosso, sul foglio di Minho, i punti in cui l'altro aveva sbagliato.
«Certa roba non serve per gestire un azienda giusto. Voglio dire mica durante una riunire ti chiedono un polinomio di quello che dici, giusto?» Jonghyun fisso Minho con la fronte aggrottata. «Ho detto una stronzata vero?» Jonghyun si limitò ad annuire e Minho si passò una mano tra i capelli mascherando il suo imbarazzo.
«Odio la matematica!» Strillò Woobin strappando con frustrazione il suo foglio. Yonghwa sospirò pesantemente e prendendo un altro foglio bianco lo porse all'amico. Era il settimo che strappava.
DING DONG
«Hyung la porta!» Strillò Jonghyun sporgendosi oltre il divano. Hyesung uscì trafelato dalla cucina asciugandosi le mani bagnate sul grembiule che teneva legato in vita. «Adesso so come si sente una casalinga...» Farfugliò sfilando di fianco ai ragazzi che avevano ripreso a studiare o almeno ci provavano.
«Arrivo, arrivo!» Strillò il maggiore quando il campanello suonò ancora una volta.
«Quanta impazienza.» Hyesung apri la porta scuro in volta ma la sua espressione subi dei cambiamenti repentini quando si ritrovò di fronte Jungshin e Minhyuk in lacrime.
«Che succede?» Chiese preoccupato e allarmato quando Jungshin esplose completamente in un pianto disperato e Minhyuk vedendo l'amico in quello stato pianse a sua volta.
«Che succede?!» Chiese Jonghyun preoccupato, allarmato dal tono del maggiore, avvicinandosi velocemente all'ingresso. Quando vide Minhyuk e Jungshin in lacrime non seppe chi andare ad abbracciare per primo. A decidere fu Jungshin che si buttò tra le braccia del fratello abbracciandolo stretto. Gli occhi di Jonghyun non persero comunque neanche per un attimo di vista l'altro ragazzo in lacrime.
«Che succede perché state piangendo?!» Chiese dolcemente Jonghyun.
«A-appa...» Balbettò tra le lacrime Jungshin..
«È successo qualcosa a Sunho?» Chiese apprensivo Hyesung mentre il suo cuore perdeva battiti dall'agitazione che improvvisamente si era impossessata di lui.
«Che sta succedendo? Minnie?!» Anche gli altri si erano avvicinati e adesso Minho osservava il fratello preoccupato, era dalla morte dei genitori che non vedeva più lacrime sul volto del fratello e vederlo improvvisamente piangere in quel modo lo preoccupo, Minhyuk cercò di ricomporsi asciugandosi le lacrime che dispettose non si fermavano.
«Minnie cos'è successo?» Jonghyun aveva usato quel nomignolo senza rendersene conto, era la prima volta che lo faceva, ma Minhyuk ne fu ugualmente felice e quello bastò a tranquillizzarlo quel tanto che le lacrime smettessero di scendere.
«D-dopo la scuola, siamo andati a casa di J-Jungshin e... lì suo padre stava litigando con la stre- con sua nonna, erano davvero tutti e due molto arrabbiati... Il signor Lee ci ha portati qui e poi è andato via.» Raccordò, meglio che poteva, Minhyuk inspirando profondamente diverse volte.
«Dov'è andato?!» Chiese Hyesung. Minhyuk scosse la testa sconsolato.
«Jonghyun pensa a Jungshin, io provo a chiamare Sunho.» Hyesung si allontanò in fretta e una volta in cucina con mani tremanti compose il numero si Sunho. Il telefono squillo molte volte a vuoto senza che l'altro rispondesse.
«Ti prego Sunho rispondi...» Al terzo tentativo di mettersi in contato con Sunho andato in fumo Hyesung sentì l'impulso si scaraventare il cellulare lontano, ma si impose di non farlo e con mano leggermente tremanti compose un altro numero.

Eric era con le spalle al muro la camicia sbottonata e la lingua di Junjin a stuzzicargli un capezzolo. Non era la prima volta che Eric finiva a letto con una persona che conosceva da poco ma questa volta era diverso, sentiva che era diverso. Non erano la bocca esperta di Junjin o le sue mani possessive che strisciavano sul suo corpo era qualcos'altro che faceva tremare Eric ogni volta che si sfioravano. Il respiro di Junjin era spezzato e le sue mani tremavano leggermente quando aprì i pantaloni dell'altro infilando la mano birichina dentro i boxer alla ricerca del suo tesoro.
Dalla tasca dei pantaloni, leggermente abbassati, il cellulare di Eric iniziò a squillare ma sia il proprietari che Junjin non ci fecero caso e lo lasciarono squillare fino a quando non smise. Fu quando il telefono squillò una seconda volta, a pochissima distanza dalla prima, che Eric allontano Junjin da se. «Dovrei rispondere... potrebbe essere importante.» Junjin annuì comprensivo e infilando la mano dentro la tasta dei pantaloni tirò fuori il cellulare porgendolo al suo legittimo proprietario.
«Pronto.» Sussurrò Eric passando una mano tra i capelli di Junjin che si era abbassato inglobando il sesso dell'altro nella sua bocca. Eric si morse il labbro con forza per non rischiare di lasciarsi sfuggire gemiti di piacere.
«Eric devi tornare a casa.»
«Hyesung, questo non è il momento migliore per chiamare... cenate senza di me, okay torno tardi.» Eric strinse con forza i capelli di Junjin, tirandoli e facendogli anche male, quando una lappata del minore lo colse di sorpresa. Junjin alzò gli occhi su Eric e sorrise continuando a muovere la bocca.
«Eric, c'è un problema con Sunho. Non riesco a contattarlo, lo chiamo ma non risponde. Ci ho provato davvero tante volte, suona a vuoto e non risponde. Non risponde.» Hyesung parlò con la voce incrinata dal terrore e notandolo Eric costrinse Junjin a fermarsi.
«Hyesung respira cosa è successo. Parla lentamente.»
«Sunho ha litigato con sua nonna, e credo che sia qualcosa di grave perché Jungshin non smette di piangere lui e Minhyuk erano terrorizzati, ho provato a chiamare Sunho ma non risponde.»
«Non metterti a piangere anche tu Hyesung o i ragazzi si spaventeranno. » Lo avvertì Eric notando la voce incrinata, prossima al pianto, del minore. Eric si tirò su i pantaloni cercando di abbottonarli con una mano sola. Notando la faccia preoccupata del maggiore e la sua fretta Junjin si alzò da terra e con mano ferma aiutò Eric a ricomporsi.
«Ascoltami bene Hyesung, sto tornando a casa, okay. Vedrai che non è nulla di grave. Probabilmente Sunho sta bene e non sente semplicemente il telefono.» Eric cercò di rassicurare il cugino e sperò che non scoppiasse a piangere.
«Cosa succede?!» Chiese preoccupato Junjin quando Eric chiuse la chiamata. «Hyesung sta bene?»
«Si, Hyesung sta bene. È il mio amico Sunho che mi preoccupa. Devo andare.» Eric portò una mano dietro la nuca di Junjin e avvicinandolo a se lo bacio.
«Ti accompagno.» Si offrì Junjin afferrando le sue cose da un tavolino vicino la porta.
«Non preoccuparti non voglio disturbarti.»
«Scherzi, Hyesung non è solo tuo cugino ma anche mio amico e se ha dei problemi con suo marito lo aiuto più che volentieri.»
«Junjin-ya, Loro non stanno realmente insieme... non sono sposati.» Gli fece presente Eric con un piccolo sorriso sulle labbra. Junjin aggrottò la fronte per niente convinto delle parole di Eric ma non disse nulla e seguendo l'altro uscì dal suo appartamento.

Dopo diversi tentativi Jungshin si era calmato e aveva smesso di piangere ma restava comunque ancora stretto tra le braccia del fratello seduto sul grande divano con di fianco a se Minhyuk che accarezzava con delicatezza la schiena dell'amico. «Forse noi adesso dovremmo andare.» Sussurrò Minho rivolgendosi al fratello.
«Hyung tu vai. Io resto qui con Jungshin.» Disse Minhyuk senza voltarsi a guardare il fratello.
«Non mi sembra il caso Minnie.» Minho non si sentiva molto a suo agio nelle dinamiche famigliare, specialmente se sono brutti momenti, gli ricordava la morte dei genitori e lui odiava quel periodo della sua vita.
«Non chiamarmi Minnie.» Minhyuk si voltò finalmente a fronteggiare il fratello fissandolo con un voltò inespressivo. «Io resto qui, Jungshin ha bisogno di me. Tu tornatene pure a casa, sono sicuro che sarai molto più felice se Woobin-hyung sarà con te.» Il tono usato da Minhyuk sorprese tutti, perché era un tono che non aveva mai usato, era duro e freddo e colpi duramente Minho che non si era mai sentito rivolta quella freddezza.
Che stava succedendo al suo dolce e sorridente fratellino.
«Minho non è un problema se Minhyuk resta qui questa notte. Mi assicurerò io che domani vada a scuola. Potresti farlo tu presente ai vostri genitori, o posso chiedere a Hyesung di parlare lui con loro.»
«Non serve!» Esclamò Minho stringendo i pugno frustrato. «Minnie...»
«Vai hyung, io sto bene.» Jonghyun lanciò uno sguardo a Yonghwa che capendo al volo si alzò. «Venite, vi accompagno.» Disse rivolgendosi ai due compagni di classe.
«Se vuoi io resto.» Disse Woobin fissando Jonghyun da oltre la spalla di Yonghwa.
«Non serve ma ti ringrazio.» Disse Jonghyun in un sussurro.
Woobin si senti ferito dalle parole di Jonghyun ma non insistette oltre e seguendo Yonghwa uscì da quella casa e stranamente sentì di essere appena uscito anche dalla vita di Jonghyun.
«Ho chiamato Eric sta arrivando.» Hyesung usci dalla cucina portando un bicchiere di acqua e miele per Jungshin. Jonghyun notò che le mani del maggiore tremavano leggermente e quando si scontro con il suo sguardo notò che i suoi occhi erano molto rossi.
«Hyung resta calmo, Sunho è una persona abbastanza grande da prendersi cura di se stesso.» Disse Jonghyun mettendo tra le mani del fratellino il bicchiere pieno di acqua e miele e invitandolo a berlo tutto.
«Appa era molto arrabbiato. Non l'ho mai visto così arrabbiato.» Il sussurro lieve di Jungshin blocco tutti quanti che si voltarono a guardarlo. «La nonna gli ha detto di liberarsi di Jonghyun e lui gli ha detto di andare al diavolo. Papà ha detto che era disposto a tutto per distruggere il potere della nonna... e lei... lei... era terrorizzata.»
Nel silenzio che avvolse la casa lo scatto della porta sorprese tutti facendoli sobbalzare spaventati.
«Sunho è tornato?!» Chiese Eric entrando in casa seguito a Junjin.
«No.» Hyesung si alzò andando incontro al cugino. «La vecchia ha scoperto di Jonghyun per questo credo abbiano litigato.» Hyesung sussurrò quelle parole per farsi sentire solo dal maggiore.
«Dannazione, questa non ci voleva.» Imprecò Eric. «Devo uscire a cercarlo, tu resta con i ragazzi.»
«Al diavolo io vengo con te.»
«Non fare l'idiota, qualcuno deve restare qui con loro.»
«Possiamo restare anche da soli, non siamo dei poppanti.» Intervenne Jonghyun avvicinandosi agli adulti. «Andate a cercare Sunho, trovatelo e riportatelo a casa.» Li istruì il giovane con tono duro e sguardo freddo.
«Sei proprio suo figlio.» Commentò Eric scuotendo appena la testa.
«Noi andiamo a cercarlo, voi non uscite.» Hyesung abbracciò Jonghyun stringendolo a se cercando conforto nelle braccia del minore prima di uscire di casa insieme al cugino e all'amico.

«Eric non ti sembra troppo intimo con quel poliziotto?» Chiese Yonghwa tempo dopo quando ormai erano del tutto soli e Minhyuk e Jungshin dormivano sul divano protetti da una coperta che Jonghyun aveva usato per coprirli.
«Credo che si piacciono.»
«Senti Jonghyun ma tu credi che tutta Seoul sia gay o siamo noi che li attiriamo?»
«Eh?!»
«Ah, lascia perdere credo di essere impazzito.»
Jonghyun sorrise e sedendosi vicino all'amico avvolse le sue spalle con un braccio. «Capisco quello che vuoi dire Yonghwa. Ma pensa a questo e sempre meglio essere circondati da persone che ci comprendono e ci amano che esserlo di persone che non ci comprendono e ci trattano come degli emarginatati.»
«mmm... Jonghyun...» Yonghwa e Jonghyun si voltarono verso il divano dove un Minhyuk dal volto angelico e gli occhi chiusi dal sonno aveva appena sussurrato con tono languido il nome del maggiore.
«Credo che Minhyuk di comprenda e ami più di quello che immaginavo.» Rise Yonghwa ricevendo in risposta uno schiaffo sul braccio dall'amico, che sorrise intenerito alla vista del sorriso dolce che si era disegnato sulle labbra del minore.

Quando Junjin, sotto indicazione di Eric, fermo l'auto di fronte ad un albergo di lusso Dongwan e Minwoo era già li. Eric li aveva chiamato appena varcata la soglia di casa azionando il sistema di S.O.S che loro stessi avevano creato anni prima.
«Il concierge ha detto di averlo visto salire diversi minuti fa.» Disse Dongwan quando si furono riuniti.
«Perché è venuto in un albergo?» Chiese Hyesung confuso oltrepassando le ampie porte di vetro.
«Abbiamo un appartamene all'ultimo piano sul tetto.» Spiegò Minwoo. «Sono felice di vederti Hyesung.» Aggiunse poi stringendo la spalla del più giovane sorridendogli.
Sull'ascensore più i piani salivano più Hyesung si sentiva agitato, aveva paura di quello che avrebbe visto una volta varcata la soglia di quell'appartamento, Sunho era una persona impulsiva fin troppo impulsiva tutti loro lo sapevano e tutti loro ne erano preoccupati.
Fu Dongwan ad aprire la porta, con la sua chiave, e varcata la soglia rimasero tutti impietriti.
La stanza era immersa nel caos più totale. I cuscini del divano erano per terra insieme alle sedie e ad alcuni libri della libreria. I vasi più grandi si trovavano a terra, con la terra rovesciata e le verdi foglie inermi e prive di vita, mentre i più piccoli erano in frantumi sul pavimento insieme a diversi altri pezzi di vetro di origine sconosciuta probabilmente qualche bicchiere o portacenere.
Le ampie porte che portavano sul tetto erano aperte e le tende svolazzavano al vento. «Dannazione. SUNHO!» Eric corse fuori sul tetto seguito da un terrorizzato Hyesung e da tutti gli altri.
«S-sunho...» Eric, Dongwoon e Minwoo ebbero un pesante senso di déjà vu. Sunho era seduto a terra con le spalle appoggiate al basso muretto, che circondava il tetto, le gambe strette al petto la testa nascosta tra le braccia poggiate sulle ginocchia. Le spalle erano scosse da spasmi e il suono del suo pianto anche se ovattato dalla posizione si sentiva chiaro e forte nel cuore dei suoi amici, nel cuore di Hyesung che con passo lento si avvicinava a quella figura rannicchiata.
Sentiva il suo cuore battere troppo forte, quella scena era troppo straziante per lui, era abituato a vedere un Sunho forte e sbruffone e quel Sunho per lui era una novità. Una dolorosa novità.
«Sunho...» Sussurrò Hyesung inginocchiandosi al suo fianco. «Non piangere.» Aggiunse prendendolo tra le braccia e stringendolo a se. Sunho, anche se stravolto dalle lacrime, riconobbe immediatamente il profumo di Hyesung e si rilassò tra le sue braccia lasciandosi cullare. «Va tutto bene, va tutto bene.»
«Sunho...» Eric si era piegato sulle ginocchia e con mano ferma accarezzava la testa dell'altro. «Vieni, andiamo a casa, i tuoi figli ti aspettano.»
Eric si alzò porgendo la mano al migliore amico. «Non sono sicuro di cosa sia successo ma Sunho, non devi lasciarti andare così, tu hai noi siamo noi la tua famiglia.» Disse Dongwoon affiancando Eric.
Sunho alzò il volto fissando gli amici di fronte a se, e le sue labbra si piegarono in un sorriso spontaneo. Era fortunato ad avere degli amici così speciali da sostenerlo in qualunque situazione.
«Su, torniamo a casa.» Sunho si voltò trovandosi faccia a faccia con un Hyesung che gli sorrideva dolcemente e il suo cuore perse molti battiti. I due rimasero li seduti a terra a fissarsi con intensità fino a quando Hyesung non si mosse per primo appoggiando le proprie labbra su quelle di Sunho sorprendendo tutti sopratutto quest'ultimo che rimase interdetto fissando di fronte a se Hyesung che gli sorrideva alzandosi dal pavimento e porgendogli la mano.
«Andiamo.» Lo spronò senza smettere di sorridere. Sunho allungò la mano afferrando quella di Hyesung e lasciandosi aiutare a rimettersi in piedi.
Hyesung continuò a tenere la mano di Sunho senza lasciarla un solo attimo e Sunho spero che continuasse a tenerlo per mano per il resto dei suoi giorni.





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