lunedì 27 luglio 2015

La giada nera: Capitolo 12

Dal diario di Estella Lancaster
18 Febbraio 1558

Oggi non sono più una Lancaster. Dopo una cerimonia intima sono diventata la moglie di Felix Luexodus eppure non me ne dispiaccio. Dovrei piangere e disperarmi ma non cambierebbe nulla, resterei comunque la nuova signora Luexodus.
Sembra assurdo ma questo nuovo ruolo non mi dispiace affatto io e Felix saremmo una coppia solo per soddisfare i nostri rispettivi genitori. Lui sa che il mio cuore appartiene ad un altro uomo e non ne sembra affatto turbato. Anzi accetta il tutto con cortesia. Ha detto che io per lui sono una giovane sorella che vuole vedere felice.
Spero che tutto resti così com'è adesso. La mia vita mi sembra perfetta.

Autore: Estella Lancaster Luexodus


«Buongiorno.» Maya entra in cucina, sembra un po' pallida. In realtà ultimamente la vede spesso pallida e distratta.
«Tutto bene!? Sembri un po' pallida.»
«Sul serio?!» Mi chiede Maya toccandosi il viso e io annuisco. «Questa notte non ho dormito molto.» Mi confida versandosi del succo d'arancia.
«Altri incubi?!» Maya scuote la testa e il silenzio ci avvolge.
Devo dire che ultimamente io e Maya ci siamo allontanate e questa cosa mi ferisce. Forse un po' è colpa mia, da quando sto con Ash ho passato sempre più tempo con lui e meno con lei, ma in compenso lei si è avvicinata molto a Katherine e questa cosa mi dà fastidio.
«Senti...» Inizio un po' titubante «Io e Ash oggi pensavamo di andare al lago per un picnic, ti va di unirti a noi?»
«No.» La risposta secca di Maya mi fa imbestialire. Pensaci un po' no?!
«Sto cercando di rimettere insiemi il nostro rapporto non puoi venirmi incontro?»
«Invitandomi a fare da terzo incomodo tra te e Ash. Cosa vuoi che faccia mentre voi vi ispezionate le tonsille a vicenda?! Vuoi che conti le foglie sugli alberi?!»
«Posso chiedere ad Ash se invita anche Stiles, così stai con lui.»
«Non dovremmo riemettere insieme il nostro rapporto?! Quindi perché devo stare con Stiles?! Andiamo solo noi due al lago.»
«Ma.... ho promesso ad Ash di andare con lui.»
«Lascia stare.» Maya si alza dal tavolo e io le afferro il polso per fermarla. «E dai~~ sarà divertente.»
«Ho delle cose da fare con Katherine.» Dice Maya secca strattonando il suo braccio dalla mia pressa. Questo suo comportamento mi ferisce.
«Ti stai comportando da stupida.» Le dico incrociando le braccia al petto. Maya si volta fulminandomi con lo sguardo.
«Yah pensi di essere la padrona del mondo?! Tu mi dici di andare ad un picnic con il tuo pseudo ragazzo e io devo correre?! No, non ci sto.»
«Quando mai ho detto di essere la regina del mondo?» Chiedo urlando a mia volta incapace di trattenere la rabbia. «Yah sai che sei strana? Prima non eri così. Sei diversa.»
«Cos'è la diversità ti spaventa? Allora dovresti smetterla di frequentare Ash.»
«Ah~~ È questo il problema; sei gelosa. Ti piace Ash?»
«Incredibile. È questo per te il problema? Hai paura che possa rubarti il tuo amato Ash?! Beh tranquilla non è mia intenzione.» Maya si avvia alla porta ma si ferma e si volta a guardarmi il sarcasmo nello sguardo. «Il tuo amato Ash ha un grande segreto e sai qual è la cosa divertente che io lo conosco e tu no.» Maya questa volta esce definitivamente dalla stanza lasciandomi da sola.
Stronza!


«Ehi ciao.» Sono le dieci di mattina quando Ash mi viene a prendere e mi bacia con dolcezza.
«Pronta per il nostro pic nic.» Annuisco, ho il sorriso sulle labbra, ma dentro di me ne risento ancora della discussione avuto questa mattina con Maya. «Non ne sembri molto entusiasta.»
«Scusami.» Dico realmente dispiaciuta abbracciando Ash per poi baciarlo a fior di labbra. «Ho avuto una piccola discussione con Maya e il mio umore è caduto in basso.»
«Vuoi che lo rialzi?! Ho un metodo che funziona sul serio.» Mi dice Ash facendomi l'occhiolino.
«Un metodo è?!» Dico scherzando e Ash mi si avvicina avvolgendo uno dei suoi bracci al mio fianco.
«Questo metodo non si smentisce mai.»
«Stupido, non migliorerai il mio rapporto con Maya facendo sesso con me.»
«Ma è un buon inizio.» Dice Ash baciandomi sul collo.
«Smettila i vicini potrebbero vederci.» Dico in quanto la porta è ancora aperta.
«Siamo un bel spettacolo.» Rido per questa battuta scontata e allontano Ash da me.
«Ci resti molto male se annulliamo il pic nic?»
«No per niente, possiamo trascorrere il tempo insieme in altro modo.»
«In realtà volevo chiamare Maya e chiederle dov'è. Sento che ci stiamo allontanando troppo.»
«Pensi che sia il caso?» Chiede Ash pensieroso. «Se avete litigato di nuovo lei sicuramente non vorrà parlarti.»
«Devo fare qualcosa. Non posso lasciare che resti arrabbiata.»
«Insistere potrebbe farla arrabbiare ancora di più.»
«Allora cosa mi suggerisci di fare?» Chiedo con gli occhi da cucciola.
«Lasciagli un po' il suo tempo e spazio. Magari quando si sarà calmata verrà lei da te.»
«E se non lo fa?!»
«Allora è una stupida che non ti merita.» Dice Ash per poi baciarmi.


Dopo la discussione con Alice sono uscita di casa e mi sono diretta a villa Salvatore. Katherine mi aveva mandato un messaggio dicendomi che ci saremo visti lì. Negli ultimi due giorni ho frequentato molto la villa dei Salvatore dove Klaus ha cercato d'insegnarmi il controllo del viaggio del tempo ma ad oggi non sono ancora riuscita a controllare un bel niente e questa notte mentre dormivo mi sono risvegliata in piena campagna Inglese in quella che credo fosse la prima o seconda guerra mondiale. Klaus ha detto che se non riesco a controllare i miei geni di viaggiatrice questi diventeranno sempre più instabili e io potrei saltare da tempo a luogo senza neanche rendermene conto.
Alzo la mano e suono il campanello della dimora. Non aspetto molto prima che Damon venga ad aprire. «Ehi ciao.» Mi dice cordiale accennando un lieve sorriso. «Sei da sola.» Mi dice poi guardando oltre le mie spalle.
«Oh~ Katherine ha detto che ci saremmo incontrate qui. Non è ancora arrivata?!» Chiedo un po' esitante. Tra me e Damon c'è sempre questa certa situazione di disaggio che mi fa battere forte il cuore.
«Vieni entra, probabilmente è nell'arrivare.» Damon si fa da parte e io entro in casa. «Anche Klaus è uscito. Ma mi ha assicurato che ritornerà presto.»
«Capisco.» Damon mi scorta in salotto dove seduto sul divano c'è Derek che mi saluta con un gesto della mano.
Il giorno stesso del nostro incontro Klaus ha messo il fratello al corrente della situazione attuale. Gli unici a non saperne nulla sono Stefan, per ovvi motivi, e Ash, è stato Damon ha decidere che era più sicuro tenerlo all'oscuro.
«Io devo andare a sistemare una cosa. Ci vediamo più tardi.» Dice Derek alzandosi dal divano. «Torna vincitore.» Gli urla dietro Damon.
«Siamo da soli?!» Chiedo un po' esitante quando sento la porta d'ingresso chiudersi.
«Sì Ash è uscito poco prima del tuo arrivo.»
«Doveva vedersi con mia cugina.» Dico ripensando alla conversazione avuta con Alice.
«Lo immaginavo. Vuoi qualcosa da bere?» Mi chiede Damon quando mi siedo sul divano.
«No grazie.» Ecco che arriva il momento d'imbarazzo. Lui non dice niente, io non dico niente i nostri occhi si incontrano e subito entrambi distogliamo lo sguardo.
«Klaus ci sta mettendo più tempo del previsto.» Sussurra Damon, e quel sussurro taglia il silenzio che si era creato tra di noi.
«Se vuoi vado via. Anche Katherine sta ritardando.»
«No.» Risponde velocemente Damon. «Voglio dire se Katherine o Klaus arrivano e non ti trovano potrebbero arrabbiarsi con me.»
«Allora...» Inizio titubante.
«Allora...» Mi fa ecco Damon altrettanto titubante.
«Che cosa facciamo?» Concludo.
Io e Damon ci guardiamo negli occhi e... Dio perché ho voglia di baciarlo?
«Possiamo fare quello che fai sempre con Klaus.»
«Eh?!» Ritorno in me scuotendo la testa e scacciando l'immagine di me e Damon avvinghiati a fare cose da censura.
«Ho visto Klaus fallo più di una volta, penso di poter fare lo stesso. Che dici? Ti fidi di me?» Annuisco senza rendermene conto e Damon sorride. Ha un bellissimo sorriso.
«Allora... chiudi gli occhi.» Ha una voce sensuale e bassa. Mi entra dentro la testa, dentro il corpo, e mi fa fare tutto quello che chiede. Chiudo gli occhi senza esitazione e improvvisamente il senso dell'udito si rafforza e percepisco il cigolio che la poltrona fa quando Damon si alza, sento i suoi passi lenti sulla moquette avvicinarsi a me e poi percepisco il tocco delle sue calde mani sfiorare le mie spalle.
«Non pensare a nulla.» Rabbrividisco sentendo così vicina la voce di Damon e ci provo, ci provo sul serio, a non pensare niente ma con il calore di Damon così vicino mi risulta difficile. «Svuota la mente.» Mi dice Damon ancora una volta.
Dovrei dirgli che non ci riesco?! Che la mia mente e troppo piena di lui?
Con Klaus è diverso, con lui non mi sento così agitata.
«Concentra nella tua mente un unico luogo: questa villa, ed un unica data: ieri.»
Faccio lo sforzo di fare come mi chiede Damon e con gli occhi chiusi cerco di concentrarmi sulla villa dei Salvato. Penso al salone con il suo calore avvolgente con le sue statue inquietanti e i dipinti di paesaggi di un tempo passato. Il camino sempre acceso con il fuoco scoppiettante con Damon che si appoggia al suo fianco scrutando tutto con attenzione e cura. Preoccupandosi per tutto e tutti.
Ecco ho pensato di nuovo a Damon.
«Mi dispiace ma non ci riesco.» Sussurro sconfitta aprendo gli occhi ma di fronte a me non c'è più Damon. La stanza è simile a come l'ho lasciata, a come l'ho lasciata nella mia mente, solo che appoggiato al cammino non c'è Damon ma un uomo alto e possente dai capelli brizzolati e una giacca scura che mi fissa con stupore.
«Chi sei?» Mi chiede lasciando il camino e avvicinandosi a me.
«M-M-Maya...» Balbetto spaventata. «C-chi è lei?!» Chiedo ancora un po' balbettante.
«Giuseppe Salvatore, e questa è la mia casa.» Mi risponde quest'ultimo e io mi ritrovo a sgranare gli occhi. «Allora funziona.» Sussurro.
«Come siete arrivata qui?» Mi chiede Giuseppe Salvatore senza smettere di fissarmi.
«Ho viaggiato nel tempo.» Rispondo io stessa incredula.
«Papà con chi parli...» Una vocina dolce irrompe nella stanza e un piccolo bambino in pigiama azzurro e piedini scalzi si avvicina a Giuseppe Salvatore strofinandosi un occhio.
«Damon dovresti essere a letto.» Lo rimprovera bonariamente Giuseppe prendendolo in braccio.
«Damon?» Chiedo incredula. «Lui è Damon Salvatore?!» Chiedo ancora incredula indicandolo e spaventando un po' quel piccolo e pur sempre bellissimo Damon.
«Sì lui è mio figlio, Damon Salvatore.»
Incredibile.


Sono da sola in casa, dentro la vasca da bagno a rilassarmi con un bagno di schiuma. Dopo gli eventi degli ultimi giorni avevo bisogno di un momento solo per me nel silenzio più assoluto. Dovrei incontrarmi con Maya alla villa dei Salvatore ma... ho davvero il bisogno di staccare la spina da tutto. Ho sempre pensato che Elena avesse qualcosa di malvagio dentro di lei, ma scoprire con certezza che è lei la causa della morte di tutte quelle ragazze e anche di Charlotte Montrose mi ha destabilizzata. Anche la storia di Stefan... come può controllare la mente di Stefan? Perché? A quale scopo?
«A quale gioco stai giocando?» Chiedo a voce alta alla stanza vuota.
Chiudo gli occhi per un momento e forse, a causa della stanchezza, mi appisolo restando lì ammollo nella vasca piena di acqua tiepida e profumata. Quando poi riapro gli occhi per poco non urlo dallo spavento. Seduto sul bordo della vasca c'è Stefan con una mano immersa nella schiuma.
«Come hai fatto ad entrare?» Chiedo istintivamente, avevo chiuso la porta del bagno a chiave. «Ho forzato la porta.» Risponde Stefan con voce spenta e quando alza lo sguardo puntandolo nel mio un brivido di paura attraversa la mia schiena. Lo sguardo di Stefan e vitreo, spento.
«Perché?» Chiedo cercando di mascherare la mia agitazione.
«Sapevo che eri qui.»
«Stefan stai bene?»
«Hai una pelle così perfetta.» Mi dice Stefan accarezzandomi una guancia. «È così morbida...» È questione di un secondo e poi mi ritrovo le mani di Stefan a stringermi per la gola. Annaspo in cerca di aria cercando di liberarmi dalla sua presa. Sono un vampiro e il soffocamento non mi ucciderebbe, ma fa comunque male. I miei polmoni bruciano alla mancanza di ossigeno e i miei occhi sgranati dalla paura lacrimano.
«S-Ste-Stefan...» Cerco di chiamarlo arpionando le mie mani alle sue e strattonandolo, ma Stefan è troppo forte.
Devo fare qualcosa. Non posso perdere coscienza, potrebbe succedermi di tutto.

Vago con lo sguardo per la stanza e i miei occhi si possano su un piccolo vaso di cristallo con all'interno alcuni sali da bagno colorati, con tutte le mie forze cerco di afferrare il vaso e quando ci riesco lo scaravento sulla testa di Stefan, tramortito dal colpo Stefan lascia il mio collo e io ne approfitto per schizzare fuori dall'acqua e nuda come mi trovo corro in camera mia chiudendomi all'interno. Cerco di concentrarmi su tutti i suoni della casa e quando percepisco i passi di Stefan avvicinarsi alla mia stanza entro nel panico. Prendo la sedia della scrivania e la metto sotto la maniglia della porta, bloccandola. Poi prendo i vestiti che avevo lasciato sul letto e mi vesto alla velocità della luce. Quando la maniglia della porta inizia a muoversi frenetica io posso fare un unica e semplice cosa, oltre che ad entrare nel panico, aprire la finestra della mia stanza e saltare giù. Grazie a dio sono un vampiro e posso tranquillamente atterrare sana sulle mie gambe. Quando alzo lo sguardo alla mia finestra trovo Stefan a fissarmi, lo sguardo sempre spento e spaventoso, senza aspettare una sua possibile mossa corro alla massima velocità verso un unico luogo sicuro.

Nessun commento:

Posta un commento